Category: Girandole


Pillole

Pillola 1 – Non sono mai stata costante nella mia vita. Amo certe cose, ma le faccio in modo non continuativo. Mi annoio, lascio perdere, poi le riprendo. La costanza non è mai stata il mio forte. Però scopro con piacere che il mio amore per certe cose, per quanto non le pratichi con zelo, rimane costante, come se quelle cose fossero degli amici cari, d’infanzia, che non ci sono sempre, ma sai che sono lì ogni volta che vorrai. E’ la peculiarità di tutte le cose veramente importanti. L’esserci.

Pillola 2 – Il periodo storico che stiamo attraversando è tetro, uno dei più bui che mi sia mai capitato di vivere nella mia breve esistenza. Questo si ripercuote, più o meno inconsciamente, sulle nostre vite personali. Ciascuno di noi ha una propria vita, ma tutto è permeato da una patina scura da cui io, a volte, mi sento soffocare. Ad ogni modo credo che le fiction della Rai contribuiscano in modo incisivo a questa angoscia esistenziale. Mi è capitato di vedere dei fotogrammi, per pochi minuti. Fotografia dal gusto anni ’80, musiche patinate d’altri tempi, storie più edulcorate del solito. Come se ci volessero far credere che un mondo sereno è comunque possibile, come se potessimo tornare a tempi già vissuti, in modo del tutto spontaneo e naturale. Come se potessimo riconquistare il benessere dei nostri genitori. Signori, il sistema è sbagliato. E’ evidente. E se non verrà modificato qualcosa, beh, mi riesce difficile credere che potremo di nuovo avere fiducia nel futuro. Figuriamoci nel passato.

Pillola 3 – Il sorriso. E’ la speranza dell’oggi e del domani. Perché porta con sé leggerezza ed essenzialità. Porta colore, porta serenità. E’ l’antidoto del nostro tempo.

Pillola 4 – La Natura. Oggi come non mai (altro famoso ritorno) sento un legame fortissimo con essa. La Natura, se osservata con attenzione, ha in seno tutto ciò che c’è da imparare per vivere a pieno un’esistenza. Anche per capire  cosa voglia dire vivere a fianco di altre persone o altri esseri viventi, all’interno di una società, nel mondo. Perché dobbiamo necessariamente complicare le cose, sempre, noi umani?

La semplicità è una caratteristica che, assolutamente, ci manca.

 

Adesso vi racconterò una storia che ha origini nell’antica Grecia.

Ino è una giovane fanciulla,  figlia di Cadmo, fondatore della città di Tebe, e di Armonia, figlia di Afrodite ed Eros, cioè figlia a sua volta della dea più bella e del dio della passione…immaginate come doveva essere, Armonia. Ecco, Ino era figlia di questa donna che io non potrei mai immaginare di descrivere con parole per la sua bellezza.

La giovane Ino sposa Atamante, i due hanno due figli, Learco e Melicerte, ma allevano anche il piccolo Diòniso, figlio adulterino di Zeus. Ovviamente Era, la moglie di Zeus, non è che accettasse di buon grado tutte le relazioni extraconiugali del marito e presa dallo sfinimento era nota per rifarsela praticamente con tutti. Non che fosse molto simpatica, però, c’è da capirla! Il problema è che oltre ad essere esaurita dalla situazione era anche una donna  egocentrica e invidiosa da aver paura a starle vicino…insomma, un tipino difficile da gestire. Era incolpa Atamante per aver allevato Diòniso e lo fa diventare pazzo per punizione. Atamante uccide così suo figlio Learco e perseguita la moglie Ino e l’altro figlio Melicerte, i quali per scappare alla furia del marito – padre si gettarono in mare per sfuggirgli. Là Poseidone accoglie Ino e il figlio e offre loro protezione. Ino così diviene una divinità marina e assume un altro nome: Leucotea, ovvero dea bianca.

Non so quale sia stata la sorte di Melicerte, ma Ino – Leucotea, nel suo lungo navigare nelle acque del Mediterraneo, giunge a sfiorare, mi immagino, con la sua veste candida e leggera, anche le coste del nostro paese.

Qui il mito greco si interrompe, ma inizia quello romano. Si narra infatti che le Nereidi condussero la bella Ino alla foce del Tevere per sfuggire per sempre all’ira di Era e venne accolta a Roma, presso Carmenta, dea delle gravidanze, delle nascite e delle levatrici, molto adorata dalle donne romane.

Ino-Leucotea, a Roma, oltre ad essere la divinità marina che conosciamo, diviene la dea dell’ Aurora, del giorno che nasce, che sorge, che si leva alto e illumina tutto. Diviene la Mater Matuta, la dea invocata durante il parto, come ad aiutare la dea Carmenta nel suo ruolo di divinità legata al parto. Ma la Mater Matuta, col passare dei secoli, assume un’importanza maggiore di Carmenta nella cultura romana, e le sue grazie sono cantate da Virgilio e da Ovidio.

Ino-Leucotea, Mater Matuta e Italia sono gli stessi nomi utilizzati per una stessa divinità. Figlia dell’Armonia, dea dei mari, dea del sole che sorge, del giorno che nasce, dea della vita nuova.

Tutto questo è la nostra Italia.

Una donna meravigliosa che racchiude in sé tutta la nostra storia e la nostra cultura che originano dall’antica Grecia e dai Romani. E’ figlia dell’Armonia, di un equilibrio elegante fra molti elementi diversi tra loro, ma che formano un qualcosa di unico, allo stesso tempo vivace e leggero. E’ dea del mare, di quel mare che bagna le nostre coste e che ci mette in comunicazione con gli altri paesi del Mediterraneo, perchè quell’acqua che bagna le coste di tutti i paesi del Mediterraneo è acqua che condividiamo, che fa sì che siamo meno distanti, che ci permette di avere un qualcosa in comune con culture così diverse. Il mare è quel mezzo di comunicazione naturale fra il nostro paese e i paesi a noi vicini. Il mare accorcia le distanze.

E Italia è anche un nuovo giorno, la speranza nel futuro, la voglia di guardare avanti, è l’aria fresca del mattino che accompagna questi colori accecanti, abbaglianti e allo stesso tempo delicati che colorano il cielo. E’ un respiro nuovo, di fiducia per quello che verrà.

E poi è dea della nascita. Noi siamo il Paese dove si può dire l’Arte sia nata. E quest’arte nasce dall’Armonia . Noi siamo un popolo di Arte ed armonia. La nostra terra è terra di nuova vita, è terra generosa, dove tutto germoglia, dalle piante ai pensieriE’ un paese generoso, l’Italia, è un paese che fa figli, che perpetua la vita.  E’ un paese giovane, questa Italia, che guarda con occhi vivaci a ciò che ha intorno e all’avvenire, un po’ come coloro che hanno fatto il nostro Risorgimento, tutti giovani, vigorosi ed con quella luce negli occhi che solo i giovani hanno.  Sono solo 150 anni che esiste come realtà unita, l’Italia,  ma sono millenni che il nostro territorio si identifica in quella unica parola.

Io ho solo parafrasato un nome, un nome che potesse descrivere tutto quello che il nostro Paese, unico, racchiude in sé. Questo è quello che gli antichi hanno immaginato per noi italiani e degno di noi italiani. Ed è nostro dovere difendere tutto ciò che di meraviglioso è questo nostro Paese, per onorare e rispettare le nostre origini e per far sì che questo Paese unico al mondo mantenga la propria bellezza inalterata nei secoli.

Il calore di un abbraccio

Non ci sono parole migliori per esprimere così bene tutto quello che vorrei dire in questo momento di caos.

 
Come sto in questo momento
di ansia il cuore mio struggendo
solo nel grande universo.
Penso a luoghi a me lontani
di altre genti, altre nazioni
di anime che stan soffrendo

e da questo non capisco
come l’uomo ancora adesso
possa aggiungere dolore
quando solo ciò che vuole
è il calore di un abbraccio
il calore di un abbraccio.

Penso a luoghi a me lontani
di altre genti, altre nazioni
di anime che stan soffrendo

e da questo non capisco
come l’uomo ancora adesso
nel gran nome del progresso
o perchè il suo dio lo vuole
renda un altro uomo cane
e gli tolga anche il suo pane

col calore di un abbraccio…

Bobo Rondelli

Kalos.

Le parole sono un’arma a doppio taglio.

Perché per quanto spesso possiamo formulare dei discorsi, dei pensieri, dei concetti nel modo più chiaro possibile, mai e poi mai saremo sicuri che vengano recepiti nel modo corretto. Ognuno filtra ciò che sente/ legge a seconda del proprio vissuto personale…e siccome i vissuti personali sono diversi, le interpretazioni sono diverse. Così, dal niente, nascono le incomprensioni. Nascono gli attriti. Ci si allontana, ci si chiude. Si tirano muri che ci proteggano. Non si è capito nemmeno da cosa.

Io odio le parole. Perché sono una limitazione a quello che vivo dentro me. Che è completamente diverso da quello che c’è fuori.  Le parole sono gabbie, ci servono per comunicare, ma non tutto è esprimibile, non tutto quello che si vuol comunicare è comunicabile con un solo mezzo.  Saper usare le parole per evocare un certo tipo di cose e immagini inconsuete, senza deturparle, valorizzandole una ad una e nel loro insieme, è un’Arte. Ma bisogna essere bravi. Bisogna essere dei pittori.

Credo sia per questo che esistano le altre Arti, per permettere all’uomo di esprimere cose inesprimibili con le parole. Non importa di che tipo siano, queste Arti, “Tutte le cose fatte bene sono Arte”. Tutte le cose che puntino a una qualità alta (che quest’oggi conta sempre meno), piuttosto che alla quantità.

Io da grande voglio essere un’artista. Per elogiare le Bellezze di questo mondo che sono sempre più difficili da scorgere.

 

 

La valigia blu

Da piccina, nelle calde giornate d’estate, capitava di fare dei lunghi viaggi in macchina con mio zio per le strade assolate della Sicilia, in mezzo a campi di grano, incontrando solo qualche raro albero lungo la strada…Mio zio aveva una cassetta di Patti Pravo che metteva sempre per rendere più piacevole il viaggio. La cassetta era di plastica bianca, con l’etichetta celeste e i titoli delle canzoni in nero…io credo che quello sia stato uno dei desideri più grandi della mia infanzia, per anni ho tentato di portarmela via (senza successo), senza che se ne accorgesse. Semplicemente perché impazzivo letteralmente per una canzone: “La valigia blu”. Ma ce n’erano tante altre di canzoni più famose e decisamente migliori, però questa,  ripetitiva fino alla morte e assolutamente mediocre dal punto di vista musicale,  mi metteva allegria, tanto che uno dei ricordi più vividi che ho nella memoria sono io che salto in macchina sui ginocchi (sì, sui ginocchi), come una pazza cantando a  squarciagola, con mamma dietro accanto a me che cerca di tenermi e che ride e zio che guida e si gira a guardarmi sorridendo contento.

Questa sera mi è ritornata in mente dopo non so quanto tempo…e leggendo le parole di quella stupida canzone mi sono commossa.  Perchè oggi, a 20 anni di distanza, quella valigia blu, inconsapevolmente, io me la porto dietro tutti i giorni. E’ il mio sorriso interiore. E già qualche anno fa ho deciso di viaggiare con quella valigia blu al mio fianco per tutta la vita…è una semplice e pura coincidenza, forse, ma mi piace immaginare che sia stato un dolce e tenero insegnamento che già dalla mia infanzia, grazie a questa canzone, ho custodito dentro di me.

Grazie, Patti.

La valigia blu non l’ho certo
dimenticata la porto via con me
la valigia blu per le scale
non pesa niente che giornata sara’
la valigia blu sono in strada e
ricomincia la raccolta
quante cose da prendere
ogni giorno ce n’e’ di piu’
quanta gente vedo intorno a me
quanti cuori senza piu’ padrone
e sorrisi no
i sorrisi gia’ da tempo
non li trovo piu’ no
la valigia blu un bambino si porta un
cesto ch’e’ grosso come lui
non ci penso piu’ rubo il pianto ch’e
spento in gola lui mi guarda e fa ciao
ma non sapro’ mai se gli ho tolto
la malinconia per sempre
la valigia blu c’e’ nell’aria
l’odore forte della pioggia che verra’
e c’e’ un uomo li’ che ha bisogno di un
po’ di sole se non vuole andar via
rubo qualche nuvola e col sole
ho in regalo una collana
cambio strada ma gia’ so che
io di diverso niente trovero’
e continuero’ a rubare tristezze
solo a chi mi lascia ma certo
solo a chi mi lascia portarle via
la valigia blu c’e’ una donna che
sta in silenzio aspettando chi pero’
forse non verra’ rubo tutta
la sua paura di non vivere piu’
lei mi guarda e poi mi fa un
sorriso e finalmente torna a casa sua
la valigia blu e quel bambino
mi ha guardato e poi mi ha detto ciao
la valigia blu quell’uomo li’
mi ha regalato una collana
la valigia blu non l’ho certo
dimenticata la porto via con me
forse riusciro’ a ritrovar sorrisi
con la mia valigia blu
la valigia blu la valigia blu
la valigia blu la valigia blu
la valigia blu ritrovero’
sorrisi con la mia valigia blu
ritrovero’ sorrisi
con la mia valigia blu

Il mondo della medicina è meraviglioso. Più lo conosci più te ne innamori, è affascinante, coinvolgente, è un vortice. Più scopri più hai voglia di scoprire. Come cominci ad andare in profondità alle questioni vorresti saperne sempre di più…e scavi, scavi, scavi nel sapere, vorresti arrivare alle cause primitive di tutto, ma in molti casi non ci è ancora concesso accedervi, perché è ignoto. A questo serve la ricerca. E’ per questo che è estremamente affascinante. Perché più vai a fondo meno sai cosa troverai. E’ un tendere continuamente a qualcosa, è continuamente spaccare il capello in quattro per arrivare al nocciolo della questione. E’ anche per questo, credo, che la medicina sia stata per molto tempo associata alla filosofia. Ed è una cosa che mi entusiasma immensamente.

Se una persona però segue il ragionamento vedrà subito che si possono spiegare molti dei difetti dei medici. Il medico veramente appassionato della materia è coinvolto in questo vortice di conoscenza sempre più approfondita, tanto da estraniarsi dal resto del mondo, perché il conoscere troppo questa materia che ci sembra (e che è) così nobile, che è la vita umana, fa sentire il medico incosciente come una sorta di dio in grado di disquisire su tutto. In grado di poter decidere su cose che altri non sanno. Si sente superiore, sente di essere arrivato al di sopra dello scibile dalla stragrande maggioranza delle persone. Analizza le persone in merito alle sue conoscenze approfondite, perché lui è esperto in vita e in mali che affliggono le esistenze delle persone, perché lui sa. Gli altri no. Vede le persone come casi clinici, vede le persone come affezioni. Tratta le persone con sufficienza. Di certo al lavoro, ma non escluderei anche nella vita di tutti i giorni.

Obnubilato dal sapere non vede più. Non ha più concezione della realtà. Non capisce la sofferenza. Non capisce che  in quei cuori e in quelle menti ci sono dei vissuti spesso sofferti, esperienze traumatiche e non, ma c’è pur sempre una vita emotiva. Ci sono sentimenti, paure, debolezze. C’è una persona che magari si commuove alla vista di una scena tenera, c’è una persona a cui si illuminano gli occhi quando gli dici qualcosa. C’è una persona che prova timidezza, oppure c’è quella che si indispettisce con tutti perché è attaccabrighe. Oppure c’è un cinefilo, o chi vive per la musica, per suonare uno strumento, o una madre che ha il pensiero di dover andare a fare la spesa e andare a prendere i bambini all’uscita da scuola. E così via.

Il medico spesso perde il contatto con la realtà per eccesso di autostima. Perché si sente un privilegiato, quando chiunque avesse voluto avrebbe potuto fare quello che sta facendo lui. Quando nel mondo non ci sono solo i casi patologici, ma c’è l’arte, c’è la natura, c’è la vita quotidiana di tutto il resto del mondo, nella sua semplicità o nella sua complessità.

Noi dovremmo essere strumenti al servizio delle persone, per permettere loro di realizzare quello che desiderano veramente, dovremmo essere mossi in ogni istante a empatizzare il vissuto altrui. E non dovremmo mai dimenticarci di essere umili. Come non dovremmo mai dimenticarci che anche noi siamo umani. Questo è quello che per me vuol dire essere medico.

Pesante.

Il mio mondo interiore, oggi, è così.

Maieutica

Io non credo nelle stime di fine anno, perché ognuno fa le proprie stime giorno per giorno, via via nel cammino. E non ho nemmeno buoni propositi per l’anno che verrà, quasi nessuno ce la fa a rispettarli,  ci mancherebbe che li rispettassi io, imprevedibile come sono.  Ma una delle cose più importanti che ho capito quest’anno è che ognuno si crea la felicità con le proprie mani. E che è possibile, se lo si vuole, nonostante gli scheletri nell’armadio, nonostante i mostri e gli incubi che disturbano le nostre notti e i nostri giorni.

Io voglio essere la generatrice della mia felicità (in senso maieutico).  Solo così potrò dire di aver vissuto veramente.  E l’augurio più sincero che io possa farvi è che anche voi siate artefici della vostra felicità.

Sillogismi

Niente è mai vano, se si hanno gli occhi per guardare certe cose. Noi abbiamo degli occhi per osservare, ma anche degli occhi per riflettere. L’unico problema è che spesso quella visione è offuscata per via di alcuni difetti di rifrazione (ovvero i sentimenti, le paure, i giudizi altrui, le esperienze passate, le persone che ti circondano) e quindi c’è bisogno d’altro perché la vista sia nitida. Perché tu possa mettere a fuoco tutto esattamente al centro della fovea. E ognuno, a differenza dei difetti di rifrazione veri, ha più o meno il proprio modo per poter mettere a fuoco le cose. Io ho la mia macchina fotografica, adesso, e anche alcune persone che nemmeno se lo immaginano, ma mi aiutano tanto a concentrarmi su certe cose.
Ma nessuno di noi può prescindere dal tempo. Il tempo interiore dei nostri pensieri, che viaggiano a velocità sconosciute, inquantificabili. E’ per questo che alcune persone ce ne mettono di più, altre di meno, per mettere a fuoco certe cose, perché la nostra mente viaggia secondo tempi personalissimi, dettati principalmente dalle esperienze e, in un feedback positivo, dai pensieri stessi. Più pensi, più vai veloce. Più focalizzi.
Questo sarebbe meraviglioso se accadesse. Ma al tempo stesso saremmo burattini senza sentimenti. Ed è qui che entra in gioco il tempo dell’attesa. Perché tutto perda il suo fervore iniziale…fino a diventare tiepida sensazione.

Nella vita bisogna metterci del nostro…ma bisogna avere anche pazienza. Per riuscire ad avere una visione chiara e particolareggiata delle cose.

Orchestre

Palco, riflettori e pubblico. Noi vestiti in nero, elegantissimi, con i nostri strumenti in mano. Il Direttore dà l’attacco. E cominciano a comporsi melodie che si rincorrono, che si avvolgono fra loro, cantano all’unisono,si rispondono e fuggono via…ognuno di noi mette un po’ di sé nel costruire quella magia, quelle sonorità…la bellezza del suonare è questa. E’ che permette a tutti noi, attraverso i nostri strumenti, di fondere le nostre emozioni e ciò che abbiamo dentro di noi in uno spirito più sublime, più nobile, dove le parole non possono arrivare. In un unisono che è una danza armoniosa, un vento, una luce…sono sensazioni, vibrazioni, palpiti e fremiti, ma non parole. Ed esistono pochissime cose che danno altrettanto benessere.

 

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