In questi giorni mi è capitato spesso di chiedermi cosa siano certe sofferenze in confronto alle sofferenze fisiche provocate dalle malattie. Spesso ci lamentiamo di soffrire per alcune situazioni incerte, perché certe persone stanno lontano, perché si è perso qualcuno o perché ci si sente soli, perché non si è contenti per le proprie prospettive di vita, perché non si è corrisposti nell’amore.
Quante volte ho sentito dire che “L’importante è la salute”. E’ vero, però allo stesso tempo è assurdo che queste vengano considerate in genere sofferenze banali, futuli, superficiali. Io ho sempre fatto questo errore. Mi sono accorta in tempi recenti che non è così. Sono dolori diversi che perciò comportano un’implicazione emozionale diversa. Fatto sta che entrambi modificano in modo tangibile la qualità della vita. Rendendola di certo più pesante.
Il fine ultimo per cui nessuno vorrebbe soffrire è perchè vorremmo raggiungere la felicità. Ma come può esistere la felicità? Si chiama vita, la nostra, ed è far fronte tutti i giorni a una serie di difficoltà ( e anche di cose meravigliose) che però hanno il dono della dinamicità…possono cambiare sempre, il tempo scorre. E allo stesso tempo noi che siamo complici di questa dinamicità facciamo sì che la vita cambi continuamente…Non possiamo desiderare una cosa stabile e univoca, sarebbe limitare la nostra natura di esseri dinamici.
La felicità io la intendo come un qualcosa di imperituro. Qualcosa di estremamente desiderabile, per cui si lotta e una volta raggiunta ci si aspetta sia lo stato di cose perenne. Per la mia esperienza non può esistere una situazione del genere. L’unica cosa che può esistere è la serenità. Almeno nel percorso di questa vita. Dopo, oltre la morte, non posso sapere cosa ci sia, ma credo che la Felicità sia appannaggio esclusivo dell”aldilà, dove i tempi non contano più. Dove non si ha a che fare con altre persone, dove non esistono più le questioni di questa mortale esistenza.
