Il mondo della medicina è meraviglioso. Più lo conosci più te ne innamori, è affascinante, coinvolgente, è un vortice. Più scopri più hai voglia di scoprire. Come cominci ad andare in profondità alle questioni vorresti saperne sempre di più…e scavi, scavi, scavi nel sapere, vorresti arrivare alle cause primitive di tutto, ma in molti casi non ci è ancora concesso accedervi, perché è ignoto. A questo serve la ricerca. E’ per questo che è estremamente affascinante. Perché più vai a fondo meno sai cosa troverai. E’ un tendere continuamente a qualcosa, è continuamente spaccare il capello in quattro per arrivare al nocciolo della questione. E’ anche per questo, credo, che la medicina sia stata per molto tempo associata alla filosofia. Ed è una cosa che mi entusiasma immensamente.
Se una persona però segue il ragionamento vedrà subito che si possono spiegare molti dei difetti dei medici. Il medico veramente appassionato della materia è coinvolto in questo vortice di conoscenza sempre più approfondita, tanto da estraniarsi dal resto del mondo, perché il conoscere troppo questa materia che ci sembra (e che è) così nobile, che è la vita umana, fa sentire il medico incosciente come una sorta di dio in grado di disquisire su tutto. In grado di poter decidere su cose che altri non sanno. Si sente superiore, sente di essere arrivato al di sopra dello scibile dalla stragrande maggioranza delle persone. Analizza le persone in merito alle sue conoscenze approfondite, perché lui è esperto in vita e in mali che affliggono le esistenze delle persone, perché lui sa. Gli altri no. Vede le persone come casi clinici, vede le persone come affezioni. Tratta le persone con sufficienza. Di certo al lavoro, ma non escluderei anche nella vita di tutti i giorni.
Obnubilato dal sapere non vede più. Non ha più concezione della realtà. Non capisce la sofferenza. Non capisce che in quei cuori e in quelle menti ci sono dei vissuti spesso sofferti, esperienze traumatiche e non, ma c’è pur sempre una vita emotiva. Ci sono sentimenti, paure, debolezze. C’è una persona che magari si commuove alla vista di una scena tenera, c’è una persona a cui si illuminano gli occhi quando gli dici qualcosa. C’è una persona che prova timidezza, oppure c’è quella che si indispettisce con tutti perché è attaccabrighe. Oppure c’è un cinefilo, o chi vive per la musica, per suonare uno strumento, o una madre che ha il pensiero di dover andare a fare la spesa e andare a prendere i bambini all’uscita da scuola. E così via.
Il medico spesso perde il contatto con la realtà per eccesso di autostima. Perché si sente un privilegiato, quando chiunque avesse voluto avrebbe potuto fare quello che sta facendo lui. Quando nel mondo non ci sono solo i casi patologici, ma c’è l’arte, c’è la natura, c’è la vita quotidiana di tutto il resto del mondo, nella sua semplicità o nella sua complessità.
Noi dovremmo essere strumenti al servizio delle persone, per permettere loro di realizzare quello che desiderano veramente, dovremmo essere mossi in ogni istante a empatizzare il vissuto altrui. E non dovremmo mai dimenticarci di essere umili. Come non dovremmo mai dimenticarci che anche noi siamo umani. Questo è quello che per me vuol dire essere medico.
