04.21.09
Assignment#5
Arrivo in ritardo, come sempre, ma ammetto di aver avuto qualche difficoltà nell’imparare a usare PubMed. prima però preferisco affrontare l’argomento piuttosto che fare commenti su PubMed stesso…comunque vi avviso,si salvi chi può.
Ecco qua la mia ricerchina…ho deciso di trattare questo argomento perché ho sofferto di questa patologia ed essendo abbastanza difficile da diagnosticare (infatti con me non ci sono riusciti >_< ) ho deciso di approfondirne da sola alcuni aspetti…
Colite o sindrome del colon irritabile e Clostridium Difficile
La colite è un processo infiammatorio acuto o cronico dell’intestino crasso, che può essere circoscritto o diffuso. E’ caratterizzato da coliche addominali, nausea, diarrea, talvolta da stipsi dolorosa e sanguinamenti. Questa patologia, così come molte altre malattie a carico dell’apparato gastrointestinale, ad esempio la celiachia, il diabete mellito di tipo1 e il morbo di Crohn, sembra avere basi ereditarie: infatti sono in corso degli studi per verificare che su loci genici diversi vi siano effettivamente dei riscontri per queste malattie. Questo aprirebbe nuove frontiere alla terapia su base genomica.
Vi sono diversi tipi di quello che volgarmente chiamiamo “Colon irritabile” o colite: esistono le coliti ulcerosa (limitata alla mucosa dell’intestino crasso, la più frequente tra i giovani adulti), ischemica ( che colpisce in particolar modo gli anziani, in quanto il colon si infiamma per un insufficiente apporto di sangue), collagenica( dovuta a depositi di collagene al di sotto dell’epitelio superficiale del colon. Colpisce soprattutto donne adulte e anziane), linfocitaria( strettamente legata alla celiachia), pseudomembranosa. Quest’ultima forma è quella che mi ha incuriosito di più, in quanto la sua comparsa si associa inscindibilmente all’assunzione di terapie antibiotiche orali prolungate.
La causa della colite pseudomembranosa ( o CPM) è un batterio che fa parte normalmente della nostra flora batterica intestinale e si chiama Clostridium Difficile. Il C.Difficile è una specie sporigena, Gram-positiva, che vive bene in assenza di ossigeno. Alcuni ceppi, però, possono produrre delle enterotossine necrotizzanti che nell’uomo possono causare diarree, erosioni sulla mucosa di colon e retto, febbre, fino alla compromissione dello stato generale della persona. Tutto questo, però, a differenza delle altre, avviene in concomitanza a terapie antibiotiche. Questo accade perché i batteri di Clostridium Difficile, riescono a moltiplicarsi in gran quantità per modificazione a loro favore della flora batterica intestinale, come avviene per una terapia orale protratta nel tempo.
Questo ci spiega perché le terapie antibiotiche non devono essere assunte troppo a lungo, in quanto un uso continuativo di tali farmaci può provocare la distruzione della flora batterica intestinale, nonché un ambiente favorevole al Clostridium Difficile che, moltiplicandosi, produce tossine, causando così danni talvolta irreversibili a livello dell’apparato gastrointestinale.
Curiosando poi su PubMed ho notato uno studio fatto nel 2006 che ha dimostrato che i 2/3 dei pazienti ospedalizzati per coliti ulcerose e morbo di Crohn, su un campione di persone di Europa e Stati Uniti d’America, si infetta con il Clostridium difficile. L’incidenza di questa infezione è molto grande perché nel periodo di latenza ( e quindi di difficile diagnosi) il paziente asintomatico ha tutto il tempo per poter trasmettere la malattia a persone che risultano predisposte alle patologie intestinali, diventandone così, a loro volta, vettore. Questa è una delle cause principali di pericolo di colite fulminante in ambito ospedaliero. In questi casi la diagnosi deve essere rapida perché è necessario individuare tempestivamente eventuali rotture della parete intestinale , in modo che non vi siano ulteriori e più gravi complicazioni.
Grazie a questa ricerchina forse ho capito cos’è che mi ha costretto a ricoverarmi un paio di anni fa